Università del Salento

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Girolamo FIORENTINO

TEMI DI RICERCA

A partire dal 1999, con la costituzione del Laboratorio di Archeobotanica e Paleoecologia presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce e attraverso lezioni frontali e di laboratorio impartite su incarico della Facoltà di Beni Culturali della stessa Università, è stato possibile organizzare e coordinare un gruppo di lavoro e di ricerca attualmente composto da un assegnista di ricerca, tre dottori di ricerca, quattro dottorandi in tutoraggio e co-tutoraggio, diversi studenti laureati e alcuni studenti laureandi su tematiche inerenti il recupero, la determinazione e l’analisi di diverse categorie di resti vegetali recuperati in contesti archeologici e sedimentazioni naturali del Bacino del Mediterraneo.
I resti vegetali vengono analizzati attraverso diverse tecniche e metodologie d’indagine, in particolare:
 
·       Analisi morfologica e morfometrica dei resti di semi e frutti delle principali piante arboree da frutto del Bacino del Mediterraneo (olivo e vite)
·       Analisi delle variazioni degli isotopi stabili del carbonio in relazione a variabili ambientali (umido vs arido) e colturali (rainfed vs irrigato)
·       Protocolli sperimentali per registrare le variazioni morfologiche, morfometriche, tafonomiche indotte dal processo di combustione
 
L’obiettivo è quello di utilizzare il potenziale informativo dei resti di origine biologica (ecofatti) all’interno di contesti archeologici di diversa cronologia (dal Paleolitico Medio al Medioevo) e funzione (abitativi, funerari, cultuali) allo scopo di ricostruire le variazioni nelle strategie di sostentamento e di interazione con l’ambiente naturale circostante da parte delle comunità antropiche del passato. Le analisi archeobotaniche effettuate all’interno dei contesti archeologici vengono confrontate con le informazioni ambientali diacroniche e di lunga durata ricostruite a partire dall’analisi di sequenze sedimentarie naturali.
L’areale geografico considerato è essenzialmente quello dell’Italia meridionale, considerata un’area cruciale nelle dinamiche di antropizzazione nelle diverse fasi e particolarmente sensibile alle variazioni climatiche di breve, medio e lungo periodo dell’intero Bacino Mediterraneo.